The crew of Artemis II (L-R) US astronauts Victor Glover, pilot; Reid Wiseman, commander; Christina Hammock Koch, mission specialist; and Canadian astronaut Jeremy Hansen, mission specialist, pose with the Artemis II crew module (rear) inside the Neil Armstrong Operations and Checkout Building at the Kennedy Space Center in Cape Canaveral, Florida, on August 8, 2023. (Photo by CHANDAN KHANNA / AFP)

Nel 2026 l’umanità tornerà a volare attorno alla Luna con equipaggio: Artemis II non è solo un test, ma il primo passo concreto verso una presenza stabile oltre l’orbita terrestre.

Dopo più di mezzo secolo dall’ultima missione Apollo, l’umanità si prepara a tornare nello spazio profondo con astronauti a bordo. La missione Artemis II rappresenta un momento storico: sarà il primo volo umano intorno alla Luna dai tempi dell’Apollo 17 (1972) e il banco di prova decisivo per il futuro dell’esplorazione lunare.

Non si tratterà di un semplice “giro panoramico”. Artemis II servirà a testare in condizioni reali la nuova navicella Orion, il potente razzo SLS e tutti i sistemi necessari per mantenere un equipaggio vivo e operativo lontano dalla Terra per settimane. In altre parole, è il passo che trasforma i progetti in missioni reali.

In questo articolo di Pianeta Fisicozzi vediamo cos’è Artemis II, cosa farà nello specifico, perché è così importante dal punto di vista scientifico e tecnologico e cosa ci dice sul ritorno dell’uomo sulla Luna (e oltre).


Cos’è Artemis II

Il programma Artemis in breve

Artemis è il programma con cui la NASA punta a riportare esseri umani sulla Luna e a costruire una presenza sostenibile nello spazio cislunare. Dopo:

  • Artemis I (2022): missione senza equipaggio,
  • Artemis II: missione con equipaggio in orbita lunare,
  • Artemis III: ritorno sulla superficie lunare,

il programma mira a creare una base di partenza per missioni future verso Marte.

Una missione con equipaggio

Artemis II sarà la prima missione Artemis con astronauti a bordo. L’equipaggio volerà all’interno della navicella Orion, lanciata dal razzo Space Launch System (SLS), il più potente mai costruito.

Non è una missione di atterraggio: nessun astronauta scenderà sulla Luna. Ma il volo attorno al nostro satellite è fondamentale per verificare tutto ciò che serve a farlo in sicurezza.


Cosa farà concretamente la missione

https://images-assets.nasa.gov/image/jsc2022e044972/jsc2022e044972~large.jpg?crop=faces%2Cfocalpoint&fit=clip&h=1440&w=1920
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/87/The_heat_shield_for_the_Orion_spacecraft.jpg
https://images.openai.com/static-rsc-3/lDuoPdtkmCOBmNHBkhLwwnjUs7QADY69nJhGZZLrGVvyWGo8qxSwnOxvJfinwaJ0-eptVreccmdqjZGiwngoJ4ri9xO8HTIGsl3Ywesixjs?purpose=fullsize

Il profilo di volo

Artemis II seguirà una traiettoria detta free return, simile a quella delle missioni Apollo:

  1. lancio dalla Terra,
  2. viaggio verso la Luna,
  3. sorvolo ravvicinato del lato nascosto,
  4. ritorno verso la Terra senza necessità di grandi manovre correttive.

Questo tipo di traiettoria è intrinsecamente sicura: in caso di problemi ai motori, la gravità lunare “riporta a casa” l’equipaggio.

Cosa verrà testato

Durante la missione verranno verificati:

  • i sistemi di supporto vitale (aria, acqua, temperatura),
  • la protezione dalle radiazioni cosmiche,
  • la navigazione e le comunicazioni lontano dalla Terra,
  • lo scudo termico di Orion nel rientro atmosferico a velocità elevatissime.

È un test integrato, impossibile da simulare completamente a Terra.


Perché girare intorno alla Luna è così importante

Lo spazio profondo non è l’orbita terrestre

Sulla Stazione Spaziale Internazionale gli astronauti sono a poche centinaia di chilometri dalla Terra. In caso di emergenza, il rientro è rapido. Con Artemis II, invece, l’equipaggio si troverà a centinaia di migliaia di chilometri, in un ambiente:

  • più esposto alle radiazioni,
  • senza protezione del campo magnetico terrestre,
  • con ritardi nelle comunicazioni.

Testare l’essere umano in queste condizioni è cruciale per qualsiasi missione futura.

Un ponte tra Apollo e il futuro

Artemis II non è una replica delle missioni Apollo. Usa tecnologie completamente nuove, ma eredita un’idea chiave: andare lontano in modo progressivo e prudente. Ogni missione prepara la successiva.


L’equipaggio e il valore simbolico

Chi volerà

L’equipaggio di Artemis II è composto da quattro astronauti, selezionati tra grande esperienza e nuove generazioni. È una scelta simbolica e pratica: rappresenta un programma che guarda avanti, non solo al passato.

Una missione globale

Artemis non è solo un progetto statunitense. L’Europa, attraverso l’European Space Agency, contribuisce con il modulo di servizio di Orion, che fornisce propulsione, energia e supporto vitale.

La missione è il risultato di una cooperazione internazionale senza precedenti nello spazio profondo.


Cosa viene dopo Artemis II

Verso l’allunaggio

Se Artemis II avrà successo, la strada verso Artemis III sarà aperta: il ritorno umano sulla superficie lunare, questa volta in una regione mai esplorata prima, il polo sud lunare.

Luna come banco di prova per Marte

La Luna non è il traguardo finale. È il laboratorio ideale per:

  • testare habitat,
  • studiare l’uso delle risorse locali,
  • comprendere gli effetti di missioni di lunga durata sull’uomo.

In questo senso, Artemis II è una prova generale per l’esplorazione del Sistema Solare.


Perché questa missione riguarda tutti

Tecnologia, scienza e ispirazione

Le missioni spaziali non servono solo a “piantare bandiere”. Generano:

  • nuove tecnologie,
  • conoscenza scientifica,
  • ispirazione per le nuove generazioni.

Artemis II mostra che l’esplorazione umana dello spazio non è un capitolo chiuso, ma una storia ancora in evoluzione.

Un ritorno consapevole

A differenza degli anni ’60, oggi sappiamo che lo spazio è complesso, costoso e rischioso. Proprio per questo il ritorno intorno alla Luna avviene con maggiore attenzione alla sicurezza e alla sostenibilità.

Questo articolo è stato scritto con l’aiuto di strumenti AI e revisionato dell’autore